In quella entrò un cameriere ad annunziare che la carrozza coi cavalli di posta era pronta.

Sangré tornò in tutta la gaia vivacità del suo umore.

— Andiamo adunque, e non si pensi altrimenti a malinconie.... Quel mammut austriaco si crederà di mangiarmi in un boccone, e sarò io a cucinare quella balena... in salsiccia.

Arrivati a Castel San Giovanni non ebbero da aspettare: il capitano von Klernick era arrivato anche lui un momento prima.

Andarono subito a scegliere il posto per lo scontro: l’austriaco era assistito da due ufficiali delle truppe parmensi.

Quando il luogo fu stabilito, le armi esaminate, determinato il posto ai due combattenti, il conte Sangré, mentre si spogliava del soprabito, gettato uno sguardo sul colossale suo avversario, disse a’ suoi testimoni ridendo:

— Guardate se non pare una grossa nave di guerra che s’accinge a investire un brick leggero... E sarà il brick che affonderà il vascello... È sempre stato così... Davide ha suonato Golia, Astolfo ha fatto prigioniero Caligorante... To’! sentite che bella idea mi viene! Quel picco di Teneriffa là rappresenta l’Austria, io rappresento il piccolo Piemonte: vedrete che il Piemonte finirà per dare le pacche all’Austria.

Gli avversari furono posti di fronte, ma quando i testimoni stavano per dir loro: — Avanti signori, — ecco uno scalpitìo di cavalli e una voce forte, stentorea, che gridava loro da lontano:

— Fermate!... In nome della legge, fermate!

Si volsero stupiti, e videro venire alla loro volta di corsa due gendarmi parmensi a cavallo.