Fra gli abitanti di Castel San Giovanni era corsa in fretta la nuova del duello che stava per aver luogo fra un ufficiale austriaco e un piemontese, e vi aveva eccitata la massima curiosità; l’arrivo ora di questi due gendarmi l’accrebbe a dismisura, e dopo di essi veniva sul luogo dello scontro una gran folla di gente.
— Che vuol dir ciò? — chiese il conte di Valneve corrugando le sopracciglia e guardando a stracciasacco la mole del capitano tedesco, il quale rimase lì tutto conturbato. — C’è qualcheduno che ha avvertita la Polizia ducale del nostro duello; e siccome da parte nostra non c’è stato a niun modo un simile... zelante, così...
Uno dei testimoni di von Klernick interruppe vivamente:
— Come, signor conte!... Crederebbe che da parte nostra si è stati capaci di simile viltà?
Il capitano austriaco divenne rosso come un galletto.
— Conte di Valneve, — esclamò con certa dignità, — fate torto anche a voi accusandoci di questa guisa. Qualunque siano i motivi di contesa fra di noi, non dovreste disconoscere che a fronte vi sta un gentiluomo e un ufficiale onorato.
Il conte Ernesto salutò gentilmente.
— Ebbene, — disse, — guardate ad ogni modo di liberarci da codesti guastafeste e ottenere che ci lascino fare in santa pace. Voi dovete pure avere qualche autorità su quella brava gente.
I gendarmi frattanto erano giunti addosso ai duellanti, e uno di essi intimava ad alta voce:
— Ordine espresso di S. A. il duca! Le loro signorie lascino subito le armi; il capitano von Klernick torni tosto a Parma e il conte di Valneve ripassi senza ritardo il confine e si restituisca in Piemonte.