La vettura era già sparita al canto della strada che il giovane rimaneva ancora là intento, sbalordito, cogli occhi abbacinati, coll’anima commossa da quello sguardo, da quel sorriso.

Il domattina fu per tempo al luogo assegnato, e questa volta non ebbe da aspettare dimolto. La baronessa scese di carrozza al solito posto e venne su con passo più affrettato del solito, il velo alzato dal viso, e l’aspetto animato, e sola affatto, non più seguita dal domestico.

Alfredo aveva creduto fino allora che al vederla egli sarebbe scoppiato in rimproveri, in lamenti, in imprecazioni, in isfogo rabbioso dei tormenti che aveva sofferto per lei il giorno precedente e tutta la notte trascorsa. Invece non fu buono a dir nulla: si lasciò pigliare le mani da lei, che gliele strinse forte; sentì una grande amarezza, un grande scoraggiamento, e gli occhi pieni di lagrime, indispettito di piangere, mordendosi fino al sangue le labbra per vincere la sua commozione, impacciato, tormentato sotto lo sguardo ardente, fisso di lei, non riuscì che dopo un poco a balbettare:

— Voi ne amate un altro, voi siete d’un altro... Tutto è finito per me... Perchè non dirmelo?...

Essa gli stringeva sempre forte forte le mani, gli stava lì al petto vicina da toccarlo, lo guardava fiso con quelle pupille che emanavano luce e calore. Taceva, ma sembrava fremere d’una potente emozione. Il luogo era deserto; un leggero venticello faceva frusciare i rami secchi degli alberi; qualche passero in cerca di cibo gettava in mezzo a quel silenzio una nota stridente che pareva una voce di dolore: ma il sole già alto sull’orizzonte rallegrava il paesaggio con una larga ondata di luce giallastra. La donna guardava sempre Alfredo a quel modo. Un raggio di sole veniva a scherzare coi capelli di lei che parevano indorati, le metteva una fulgida striscia sulla fronte di marmo, suscitava scintille nella piccola pupilla profonda. Il cuore di lui batteva da fargli male.

Liberò le sue dalle mani della donna, si trasse in là, si coprì colla destra gli occhi e susurrò:

— Ah! voi mi fate soffrire.

— Alfredo! — disse ella finalmente e con voce in cui vibrava un’emozione quale egli mai non aveva in essa avvertita. — Alfredo! Tu hai dunque tutte le buone qualità? Sei geloso!... Ieri sera traverso lo sconvolgimento de’ tuoi tratti, nel lampo feroce de’ tuoi occhi, ti ho letto finalmente nell’anima come non avevo ancor fatto mai... Tu sei geloso tanto da essere capace di piantare un pugnale nel cuore alla donna che ti tradisse, di ammazzare colle tue mani l’uomo che ti rapisse il cuore, il possesso della donna che tu ami!... — Il giovane, a quelle parole sentì ridestarsi più vivo l’impeto della gelosia.

— Sì! — gridò con veemenza.

— E tu sei quale appunto io ti desiderava... Supponi ch’io cercassi un uomo di questa tempra!... Forse è la Provvidenza che ti ha messo sul mio cammino... Forse tu sei quello che ha da aiutarmi a compire un gran fatto.