S’interruppe: evidentemente si pentì di quelle parole, a cui si era lasciata trascinare da una subita, potente emozione; si calò il velo innanzi alla faccia e soggiunse colla calma freddezza delle altre volte:
— Credetelo, conte, per una donna che comprenda veramente l’amore, una reale, profonda, potente gelosia è l’argomento più sicuro della forza dell’affetto... Questo ho voluto dirvi e null’altro.
— No, no: — proruppe Alfredo. — Voi avevate già cominciato a lasciarmi penetrare nell’anima vostra, e ora me ne volete di nuovo respingere, e me ne volete richiudere da capo. No, Zoe, non essere così crudele con me... Mi hai fatto tanto bene parlandomi coll’abbandono del tu: perchè ritogliermi la soavità di quella domestichezza?... Te l’ho già detto altra volta. Io per te sono capace di qualsiasi cosa. Dimmi, comandami, accennami.
La baronessa prese con fare scherzoso il braccio del giovane e facendolo camminare di conserva gli disse:
— Vieni qui, ragazzo, e passeggiamo discorrendo tranquillamente. Sono incredula all’amore degli uomini: comincio a credere al tuo: è già un gran fatto: non ti basta? Non amo nessuno: te l’ho detto e giurato; te lo ridico e te lo rigiuro... Veggo sulle tue labbra prepararsi le parole con cui vuoi interrompermi: E l’uomo di ieri? E le lunghe conferenze? Ebbene, Alfredo, per davvero, su tutto quello che io possa amare e sperare su questa terra, ti protesto che non si tratta menomamente di amore, nè di galanteria... Non cercare di sapere di più, e non volerti incontrare con quell’uomo, nè tentare di scoprire chi egli sia, e Dio voglia che tu non abbia mai da fare con lui... Per me è uno strumento, necessario, potente, ma che profondamente disprezzo. Ti fidi alle mie parole?... Se sì, potremo continuare a vederci come ora...
— E non di più? — non potè trattenersi dall’esclamare Alfredo.
— Indiscreto, — disse la baronessa sorridendo. — Per ora, no, non di più... Se non mi credi, allora sarà meglio che ci separiamo addirittura.
— Oh questo no... Ti credo, ti credo.
In realtà la sua fede non era molto robusta e radicata, perchè pochi minuti dopo finito il colloquio colla baronessa, egli correva a quella locanda dove era alloggiato l’uomo misterioso e ne apprendeva che colui era ripartito quella stessa mattina per Parma. Nel libro dei viaggiatori aveva scritto come suo nome quello di Ambrogio Denti, negoziante.
Colla baronessa, il conte di Camporolle seguitò ad avere sempre più frequenti colloqui, ma tutti nella deserta passeggiata. Per quanto il giovane pregasse e insistesse, la donna mai non acconsentì a riceverlo, mai neppure a lasciarsi accostare, accompagnare in teatro, nelle rare riunioni sociali in cui ella interveniva. Qualche cosa però Alfredo aveva guadagnato: la famigliarità fra lui e la baronessa era sempre venuta crescendo; le espansioni dell’amore di lui, essa le ascoltava con più interessamento, con più incoraggianti sorrisi; non aveva lasciato sfuggire ancora una parola che includesse il menomo impegno da parte sua, ma ne aveva profferite molte che potevano dar ragione a remote speranze.