Quand’ecco a un tratto tutto questo fu troncato: e il povero giovine potè credere che al suo romanzo, prima del tempo, venisse a strozzarlo la crudele parola fine. La baronessa gli annunziò una mattina che il domani sarebbe partita da Bologna per non tornarci più almeno chi sa fino a quando. Alfredo propose subito di partire con lei, di seguitarla. Essa lungamente rifiutò di dire perfino dove fosse per recarsi: finalmente, come vinta dalle supplicazioni e dal dolore del giovane, consentì a dirgli che la avrebbe ritrovata poscia a Parma.
— A Parma! — esclamò il conte. — Il tuo visitatore misterioso viene di colà.
La donna lo guardò fiso e tranquillamente.
— Sì, certo, — rispose, — e con ciò? Hai tu bisogno di nuove mie dichiarazioni e proteste?
Alfredo chinò il capo e si tacque.
— Vieni dunque tu pure a Parma, — continuò la baronessa. — Chissà che colà non siamo più liberi!
— Perchè? — domandò il giovane.
Ella non rispose.
— E anzi colà io ti farò avere certe lettere che ti introdurranno nel mondo più brillante... anche a Corte.
— Come?