— Vedrai.

Quella sera Alfredo, spinto da un segreto sospetto, accorse alla locanda abitata dalla baronessa.

Ella era già partita.

Il conte di Camporolle non pose tempo in mezzo, e il domattina, senza neppure salutare nessuno de’ suoi conoscenti in Bologna, lasciando che i suoi dipendenti venissero poscia a raggiungerlo, partì alla volta di Parma.

VII.

In Parma, Alfredo cercò invano della baronessa di Muldorff e non ne trovò traccia in nessun luogo. Ebbe però a stupirsi assai nel vedersi fatto segno di gentilezze ed onoranze delle quali non sapeva darsi una spiegazione. Per causa del suo passaporto, che mancava di certe formalità cui egli aveva trascurato di eseguire nella sua repentina partenza da Bologna, fu mandato a chiamare con gentilissima lettera dal direttore generale di polizia del ducato, che pure era uomo in fama di terribile, un certo Pancrazi, il quale dicevasi essere stato il braccio destro del terribile commissario Tosi della polizia piemontese al tempo del conte Lazzari; fu ricevuto colla maggior cortesia possibile, fu non solo lasciato in libertà di rimaner nello Stato quanto più gli paresse e piacesse, ma gli si fece intendere che sarebbe ben visto il suo stabilirsi nel ducato, gli si proferse ogni aiuto, ogni protezione, ogni favore. Che più? Pochi giorni dopo ricevette polizza di visita dell’inglese Tommaso W., ministro ed agente del principe. Tutto ciò non avrebbe bastato a farlo pazientare, se quando appunto stava per abbandonare la città seccato e sdegnato, non avesse ricevuto una lettera senza sottoscrizione, ma evidentemente scritta dalla mano d’una donna, la quale diceva così:

«Non vi turbate pel mio indugio: sarò a Parma fra pochi giorni; intanto, per farmi piacere, per mio interesse, per amor mio, presentatevi al colonnello Anviti, grande amico e compagno del duca, e consegnategli la lettera che qui vi accludo. Spero che non mancherete. Sarà un mezzo per avvicinarci di più.»

Alfredo lesse senza scrupolo la lettera all’Anviti, la quale, forse appunto per questo, non era suggellata.

Diceva così:

«Preg. Signore. Il nobil giovane che le presenterà questa mia, il conte Alfredo di Camporolle, è uno dei più devoti e fedeli sudditi di S. S., ricco, ben pensante, degno della grazia di S. A. R. e della buona amicizia di V. S. Ill. Glielo raccomando specialmente e mi dico