«Roma, dicembre 1853.

«Suo Umil. e Dev. servo

«Gregorio Simoni

«Capitano di gendarmeria pontificia.»

Alfredo esitò non poco prima di decidersi a presentarsi con questa lettera all’Anviti; ma poi il pensiero della baronessa, la speranza di poter veramente con ciò avvicinarsi di più a lei, la curiosità medesima lo spinsero a fare come gli veniva consigliato.

Il colonnello Anviti, letto appena il biglietto del capitano di gendarmeria pontificia, fece anche lui un mondo di feste al conte di Camporolle; lo introdusse nella società dei giovani ufficiali e cortigiani; lo presentò al principe; lo fece in breve famigliare di tutti i più aristocratici salotti della città. La timida riserbatezza d’Alfredo divertiva il duca, il quale lo chiamava la ragazza, e dava occasione a più o meno sciocchi epigrammi dei parassiti di Corte; ma l’inglese Tommaso era sempre pronto a difendere il giovane ed impedire che in ciò si trascendesse fino ad offenderlo.

Alfredo che badava poco a tutto quello che non si attenesse alla sua passione ancora sul crescere e tanto più incitata, quanto che non aveva tuttavia ottenuto la menoma soddisfazione; Alfredo che non pensava se non a quella donna che non veniva e a tutto ciò che la riguardava, non aveva dimenticato come quel misterioso visitatore della baronessa, il quale gli aveva dato tanto martello, fosse venuto da Parma e a Parma ritornato, e si pose in capo di scoprire chi esso si fosse, poichè egli ora trovavasi in questa città, e le relazioni fatte cogli uomini più addentro nel potere, gli davano speranza di poterci riuscire. Naturalmente egli cominciò a parlarne col direttore della polizia Pancrazi, e gli domandò se sarebbe stato possibile scoprire a Parma un individuo che si chiamava Ambrogio Denti negoziante.

Il Pancrazi, che aveva una faccia di cartapecora, su cui impossibile scorgere qualunque emozione, domandò freddamente ad Alfredo perchè facesse questa domanda, e che particolari avesse da indicare intorno all’individuo cercato.

Alfredo non abile per nulla a simulare, nè inventare, raccontò ingenuamente che quel cotale era andato a Bologna quindici giorni prima per averci due lunghi colloqui con una donna che a lui premeva moltissimo.

— Lei l’ha veduto, quell’uomo? — domandò il direttore di polizia con una certa vivacità.