— Oh! non è nulla! — rispose facendosi forza a sorridere il giovane Ernesto che pure provava dolori acutissimi: — una graffiatura a questa mano.

— Vediamo! vediamo! — disse il dottore, accingendosi subito a sfasciare la destra.

— Sarà meglio che mi ritiri nella mia camera: — notò il contino.

— Oh no! — fu sollecita ad esclamare la madre. — Lascia pure che il signor dottore ti veda qui subito; sarà sempre un po’ di tempo guadagnato.

— La signora contessa ha ragione: — aggiunse il medico, che intanto finì di levar la benda e pose a nudo la ferita. Ma appena egli ebbe gettato uno sguardo su questa, il suo volto fece una smorfia e dalle labbra gli uscì un’esclamazione che dinotava la poca soddisfazione che provava a quella vista.

— Che cosa ne dice, dottore? — domandò ansiosa la madre che aveva osservato quell’espressione del volto e avvertito il significato di quell’esclamazione.

— Dico che questa ferita fu troppo imprudentemente trascurata, che era gran tempo la si curasse... Contino, vada subito subito a porsi a letto, e io la raggiungerò tosto a farle una medicatura, per cui ho già meco tutto l’occorrente.

— Allora, — disse Ernesto che soffriva immensamente, — se mio padre e mia madre mi permettono...

— Va, va presto, — disse senza lasciarlo finire la contessa sgomentata.

— Sì, Ernesto, — aggiunse il padre, un po’ atterrito anche lui, tornando al tono affettuoso di voce e al tu: — va subito. Abbiamo forse avuto torto a trattenerti qui in piedi tanto tempo!