— Eh, eh! — fece questi con un sogghigno e un dondolar del capo assai poco rassicuranti.

— Allora, — soggiunse sollecito Matteo, — il meglio pel conte di Camporolle sarebbe eziandio di non tornare più qui... di abbandonare addirittura il ducato.

Il direttore di Polizia finse un nuovo piccolo accesso di sdegno.

— Come! — gridò. — Credono potersi sottrarre così agevolmente alla giusta ira, alla meritata vendetta di S. A. R. il duca Carlo III?... Ma non sanno che l’augusto nostro signore ha le braccia lunghe, più lunghe di quello che credono e che può raggiungerli dove vuole?

Matteo pensava fra sè, che dove Alfredo fosse venuto in Piemonte, le braccia del duca, per quanto lunghe, non l’avrebbero potuto cogliere; ma egli in Piemonte, per certe sue ragioni, non voleva a niun modo che il giovane si recasse. Ora era pur vero che nel ducato di Modena, nel Lombardo-Veneto, negli Stati pontifici, anche in Toscana, il duca di Parma gli avrebbe potuto nuocere. Determinò cercare di ammansare la belva minacciosa nella persona di quel tracotante e burbero poliziotto.

— Il conte di Camporolle, — disse, — ch’io conosco per bene, fin da bambino, è d’indole eccellente, di opinioni le più assennate, dei migliori principii che possano aggradire al Governo e al duca medesimo. Lui come lui, certo non sognerebbe neppur mai di farsi ribelle, di indugiare soltanto l’ubbidienza a qualunque ordine di S. A. Qui fu il caso, furono le circostanze...

Il Pancrazi lo interruppe.

— Sì, è vero che quel giovane venne qui colle migliori referenze e con lettere di raccomandazione da personaggi degni d’ogni riguardo... Tanto è vero che io stesso ho avuto per lui certe attenzioni e dirò anche tolleranze... e S. A. medesima non l’ha ammesso a Corte? Ma ciò tanto più doveva imporgli l’obbligo di andar cauto, di vegliar bene sulle sue azioni, di guardarsi attentamente dallo spiacere... dall’offendere... dall’irritare il duca.

— Come! — esclamò l’Arpione. — Forse che ci sarebbero altre ragioni di malcontento di S. A. verso il conte?

Il direttore di Polizia parve lasciarsi andare ad un momento di abbandono; rispianò la fronte, fece una smorfia che avrebbe quasi potuto dirsi un sorriso amichevole, e, chinandosi verso l’interlocutore, disse con voce sommessa e in tono pressochè confidenziale: