— Ci sono!... Eh! benedetta gioventù!... e maledette donne!... Queste e quella sono due elementi di guai, a’ quali si devono la maggior parte dei trambusti del mondo.
Anche Matteo prese un tono più famigliare e fiducioso, ed abbassando egli pure la voce, domandò:
— Ah! dunque c’entra di mezzo qualche gonnella?
Ma il poliziotto cambiò subito accento e maniere: si tirò in là quasi sdegnoso, riprese il suo cipiglio e il tono burbero di prima.
— Che cosa mi volete tirar fuori? — esclamò corrucciato. — Io non ho detto nulla, non ho voluto dir nulla, e vi ammonisco a guardarvi bene di voler capire più di quanto suonino le mie parole. Se voi v’interessate pel conte di Camporolle, raccomandategli anzi di tornar presto a Parma, chè sarà meglio, di esser prudente e di affidarsi alla clemenza e generosità di S. A.
Fece un gesto che voleva indicare finito il colloquio e congedato l’interlocutore.
Matteo Arpione finse di volere arrendersi a questo congedo: si alzò, fece una gran riverenza e disse:
— La ringrazio de’ suoi preziosi consigli, che saranno scrupolosamente seguiti e pei quali il conte di Camporolle non mancherà di manifestarle la sua viva riconoscenza. Quel nobil giovane è molto ricco, ed è generoso ancora più: io, che amministro le sue sostanze, so quanto egli possa spendere... senza risentirne il menomo danno, per levarsi un capriccio, per fare un regalo, per mostrare altrui la sua magnificenza... Io stesso, per fargli un servizio, sarei in grado di impiegare una bella somma, senza ch’egli se ne accorgesse nemmanco... E così a chi mi sapesse indicare in tutta confidenza, colla promessa che darei del massimo segreto... oh! si potrebbe esser certi che non uscirebbe dalla mia bocca la menoma parola che potesse compromettere alcuno; a chi, dico, mi sapesse consigliare come regolarsi, quello che ci fosse da fare per mettere il conte in buona vista di S. A., io sarei disposto a dare fin d’ora e per intanto, per esempio... un biglietto da mille lire...
E accompagnando la parola coll’azione, il furbo tirò fuori pian piano dal portafogli un bel biglietto di banca di color bianco e lo fece scivolare sopra un cantuccio della scrivania a cui sedeva il Pancrazi.
Questi non ismise il suo contegno serio, anzi severo; colla coda dell’occhio osservò il moto delle mani di Matteo, ma fece mostra di non accorgersene; l’occhio suo però lasciò la durezza di espressione che aveva assunta, e anche la voce si fece più umana.