— L’interessamento di Lei per quel giovane mi piace, — disse, — mi commove; e creda pure che io sono disposto a fare in suo favore... in favore di quel giovane che mi fu caldamente raccomandato... di fare, dico, tutto quello che posso; beninteso che non sia contrario, che non sia neppure una menoma mancanza ai doveri del mio ufficio.
— Oh certo! — esclamò l’Arpione, che tornò ad accostarsi al poliziotto e a chinarsi verso di lui. — Già, glielo ripeto... tutte le parole che Ella pronunzierà scendono nel mio petto come in una tomba.
Il Pancrazi riprese il tono confidenziale, anzi quasi facetamente amichevole:
— Dunque, — disse, — ecco: la gonnella c’è proprio; ma, eh! mi raccomando....
— Oh! pensi!... Si figuri!...
— Il duca è giovane anch’egli, e come tutti quelli della sua razza... razza di Francesco I, d’Enrico IV di Francia, re donnaiuoli... è molto propenso al sesso gentile... Già, del resto sono così tutti i principi... Ed è venuta qui ultimamente una famosa bellezza... che fu già un tempo fiamma del duca... e la quale pare che ora abbia di nuovo saputo risuscitare la fiamma medesima.
— Vuol dire colei che si fa chiamare baronessa di Muldorff? — domandò Matteo interrompendo con tono anche lui di amichevole domestichezza, quale fra due persone che s’intendono e che son fatte proprio per intendersi.
— Precisamente!
— E che in realtà è l’antica danzatrice sui cavalli, Zoe, detta la Leggera? — continuò Matteo.
— Appunto! — rispose il Pancrazi abbassando ancora la voce. — Vedo che Lei è bene informata... Ma codesto passato della donna non s’ha da dire... A Vienna fu chiamata baronessa di Muldorff, e la distinzione di cui è fatta segno dal principe, la onora, la solleva la rende uguale a qualunque dama.