Matteo parve dolorosamente colpito di quell’accoglienza; ma si ritrasse d’un passo e prese il contegno del più umile rispetto.

— Io sono sempre agli ordini di Vossignoria — soggiunse, — ma vorrei pure farle osservare che ora Ella è stanca ed ha bisogno, più d’ogni altra cosa, di riposarsi...

Alfredo lo interruppe vivamente.

— Ho bisogno, anzitutto, di sapere alla fine con esattezza quali attinenze passano fra di noi, perchè, come, con qual titolo vi siete arrogato per l’addietro, vi arrogate ancora il diritto di immischiarvi nelle mie faccende... E voglio saperlo subito!

Chiuse tutti gli usci del salotto, venne a piantarsi in faccia a Matteo colle braccia incrociate e con tono di comando soggiunse sdegnoso:

— Rispondete!

L’Arpione, malgrado la sua abilità nel dissimulare, si vedeva che trovavasi molto a disagio. La sua faccia era più terrea del solito, le sue labbra scolorate, delle goccioline di sudore gli spuntavano alla radice dei capelli, e l’occhio irrequieto girava intorno come farebbe quello d’un animale rinchiuso in trappola che cerca una via di scampo.

Pure rispose con tono freddo e tranquillo:

— Ho già avuto l’onore di spiegare al signor conte più volte tutto ciò che Ella desidera ora di riudire...

— Le vostre spiegazioni datemi pel passato, — interruppe Alfredo, — non mi bastano.