— Crede Ella di aversene da lamentare?

Alfredo esitò un pochino, poi, come uomo che ha preso una risoluzione e la vuole mettere in atto, disse con impeto:

— Ebbene sì... perchè non so con qual titolo abbiate ciò fatto, e vi ridomando ancora di dirmelo finalmente.

— Come, signor conte! — esclamò il vecchio con profonda amarezza. — Io delle sue agiate condizioni le feci una splendidamente ricca fortuna... — Alfredo scosse il capo impaziente. — Io mi adoperai perchè ella avesse tutte le qualità, tutte le virtù, tutte le supremazie d’un vero gentiluomo: ed Ella?...

— E io ve ne sono grato: — interruppe Alfredo con crescente impazienza: — ma ho pur diritto di sapere perchè avete fatto tutto questo, chi ve ne ha dato l’ufficio....

— Ma ciò glie lo dissi già tante volte; — interruppe Matteo, lasciando scorgere sempre più il tormento che gli dava questo interrogatorio. — Perchè l’ho promesso solennemente a suo padre... E fu appunto il volere... l’ultimo volere di suo padre, signor conte, che mi diede quest’ufficio, quest’autorità, e dirò anche questo debito verso di lei...

— E tutto codesto io debbo crederlo alla vostra sola affermazione? — proruppe con animazione maggiore Alfredo.

— E perchè non mi crederebbe? — esclamò Matteo con nuova forza e quasi con autorità.

— Non uno scritto di mio padre, non una sola parola.... non un ricordo di lui!

Arpione si strinse nelle spalle a significare che il fatto era quello e che lui non poteva cambiarlo.