— Mi diceste che voi avevate degli obblighi verso mio padre?

— Sì, obblighi sacrosanti.... e ho accettato volentieri di pagarli al figliuolo....

— Quali sono codesti obblighi?

— Ah, signor Alfredo! Le dissi pure che ciò non avrei potuto dirle.... che non m’interrogasse... Ed Ella me lo aveva pur promesso!

Alfredo fece un atto di impazienza, di doloroso dispetto, e si pose a passeggiare su e giù per la stanza, concitato, febbrile.

Il vecchio lo seguiva cogli occhi, e nel suo sguardo c’erano insieme dolore e paura, tenerezza e sospetto.

Il conte si fermò innanzi a Matteo.

— Avevo promesso... è vero: ho torto: — disse cercando padroneggiare la sua agitazione: — ma gli è che mi sento circondato da un mistero, da un buio che mi impazienta, che mi irrita, che mi ispira mille dubbi tormentosi: e che darei non so che cosa per illuminare quel buio, per penetrare in quel mistero... Finora non fui che un ragazzo; ma comincio ad essere un uomo e voglio conoscere me stesso.

— Ma non c’è mistero... — cominciò Matteo.

Il giovane l’interruppe con un gesto vibrato.