— Ora comincio ad essere uomo, vi dico, e non ho più bisogno della vostra tutela, della vostra sorveglianza, della vostra intromissione ne’ fatti miei.
Matteo impallidì.
— Ma questo è dunque un congedo in tutte forme che lei mi dà?
Alfredo lo fissò duramente, e rispose con crudele severità:
— Sì!
Il vecchio balenò un istante come chi vacilla sotto un gran colpo ricevuto: aprì le labbra per parlare e non disse nulla: ne’ suoi occhi scuri affondati, sempre freddi e muti, ci fu qualche cosa che parve il bagliore d’una lagrima.
— Signor conte, — disse dopo un poco che il suo interlocutore era rimasto lì, silenzioso, colle braccia incrociate, come non aspettando altro se non ch’egli se ne partisse: — non credo d’averle recato mai troppo disturbo nè fastidio colla mia presenza. Se questa, che non le fu mai molto gradita — (e così dicendo parve che la sua voce, quasi sempre senza espressione, si commovesse un poco) — ora le è divenuta ancora più uggiosa, io farò di tutto per risparmiargliela sempre più.... Non mi lascierò vedere da lei che raramente.... — (Alfredo fece un gesto; egli s’affrettò a soggiungere con vivacità:) — mai! Non corrisponderò con lei che per lettera: ma non mi tolga di potere amministrare i suoi interessi... di poter vegliare sulle cose sue.... su di lei.... È una sacra promessa che ho fatta a suo padre...
— Ve ne sciolgo io: — interruppe bruscamente Alfredo. — E sono persuaso che, se vivesse, mio padre mi approverebbe.
— Ma perchè?... perchè? — domandò con accento quasi supplichevole quell’uomo, innanzi a cui tanti e tanti infelici avevano supplicato invano. — A Lei che cosa deve importare ch’io le risparmi tanti fastidi? che io faccia prosperare il suo patrimonio? che quantunque aumentino sempre le sue spese, io faccia ogni anno accrescersi le sue rendite?
Il giovane fece un gesto d’impazienza: Arpione riprese con più calore: