— Non lo indovinate? Volete che ve lo dica a chiare parole?... Ebbene sia: perchè uno dei mestieri più sciagurati, a mio avviso, è quello dell’usuraio; e non voglio, non voglio, capite, che uno di tal razza abbia più attinenze coi miei affari e con me.
— Ah signor Alfredo! — esclamò Matteo, dimenticando questa volta di dargli del conte e con più dolore nell’accento di quello che si sarebbe potuto credere in lui. — Non mi sarei aspettato da Lei un simile compenso a tutte le cure...
— Un compenso! — interruppe il giovane. — Domandatemene quel che volete; per quanto vistoso sia, ve lo accordo; ma non pretendete che io mi lasci riverberare sul nome, su me stesso, l’onta che accompagna... il vostro mestiere.
L’Arpione mandò un sospiro soffocato e curvò il capo basso basso.
— Se mai si potesse sospettare che anche i miei redditi fossero accresciuti da una partecipazione!... Oh!
Interruppe con un’esclamazione inorridita una supposizione troppo per lui vergognosa.
— Voi vedete bene come assolutamente sia necessario che tutto venga troncato fra di noi.
Matteo fece l’atto di chi ingoia dolorosamente un boccone amaro.
— In pubblico, sia: — disse con una forzata, penosa rassegnazione: — ma segretamente, senza che alcuno lo sappia...
— Voi mi avete pur detto che mio padre era un uomo dei più nobili e generosi sentimenti? — interrogò Alfredo.