— Sì.

— Ebbene: vi avrebbe egli affidato quell’incarico che vi diede, se vi avesse conosciuto qual siete ora? Ve lo lascerebbe continuare?... Ora basta: finiamola... Voi non avrete più rapporti con me che per una cosa sola.

— Quale? — domandò Matteo con ardore, in cui c’era un poco di speranza tuttavia.

— Procurarmi gli atti di morte di mio padre e di mio nonno; sapermi dire esattamente dov’è sepolta mia madre, perchè io possa recarmi sulla sua tomba a pregare.

Arpione stette un momentino col capo basso, meditando fra sè, poi disse lentamente, a voce sommessa:

— Sì, signor conte, farò l’una cosa e l’altra.

— Presto?

— Fra pochi giorni... Ma frattanto mi conceda ch’io le rivolga una preghiera e mi prometta d’esaudirla...

— Sentiamo.

— Qui Ella è circondata da mille pericoli... lo so di certo... Quella donna può esserle fatale... La fugga... il meglio sarebbe ch’Ella abbandonasse addirittura questa città.