Alfredo si alzò sbalordito, la mente confusa, vacillante come ebbro, e guardò la donna con uno sguardo stupido. Essa era più pallida di prima; le ciglia fieramente corrugate, più feroce che mai il fosco bagliore delle pupille. Era una Nemesi terribile, e supremamente bella. Poichè il giovane fece un passo incerto per accostarsele, essa tese violentemente la destra innanzi, come per tenerlo in là, e col medesimo accento proseguì:
— Il passato!... Voi credete poterlo distrurre, obliare solamente colla lontananza!.... Non so di voi quello che accadrebbe; ma per me ciò non basterà di certo.
S’accostò lentamente di nuovo ad Alfredo, camminando al passo cadenzato e leggero d’una tigre che sta guatando una preda.
— Quel passato è troppo impresso qui e qui, — segnò la fronte ed il cuore, — perchè si possa cancellare così facilmente. Sono sette anni che lo porto meco, un peso, un dolore, una vergogna, una rabbia.... Non c’è che il sangue a lavarne l’impronta.... Non te l’ho ancor detto, Alfredo? Ho giurato che non sarei più di uomo al mondo finchè vivesse colui che mi ha infamata. E i miei giuramenti io mantengo... Ma anche in mezzo alle più deliranti gioie del nostro amore io vedrei spuntare oltraggioso, scellerato, orribile, avviliente il cachinno di quell’uomo che m’ha fatta zimbello suo e dei suoi vili cortigiani...
Era giunta presso al giovane, gli afferrò il braccio e lo strinse con rabbioso vigore.
— Dimmi!.... Non lo vedresti anche tu?
Alfredo si riscosse tutto e mandò una esclamazione di furore: in verità parevagli a quel punto medesimo vedere in un angolo della semibuia stanza il volto insolente del duca di Parma ghignare con insultante disprezzo.
La Zoe pose le sue labbra presso all’orecchio del giovane e con voce soffocata, col caldo anelito che usciva dalle sua labbra gli susurrò:
— Bisogna che quello scellerato muoia.... e allora io sarò tua.
Alfredo fremette; gli parve ricevere un colpo, si ritrasse un passo, si strinse colle mani il capo.