Essa ripigliò con accento in cui vibrava ora come una nota di compassione:

— La mia vendetta l’ho giurata, e la compirò o soccomberò io stessa... vedi bene che tu non puoi essermi compagno; tu non puoi nè devi sposare il mio odio: sei troppo mite, sei troppo buono per ciò... Io farò da sola o troverò bene chi mi possa comprendere e secondare.

Alfredo fu assalito da un movimento di gelosia feroce.

— No, — disse fremendo, — nessun altro, nessun altro, per Dio!

Zoe continuò, come non badando a questa interruzione:

— Il separarci è dunque una necessità. Bisogna che vi dica tutto, Alfredo... Quel vigliacco.... il duca, ha sentito rinascere un capriccio per me; mi perseguita, mi annoia colle sue istanze....

— No! no! non può, non deve essere! — gridò il povero giovane quasi inorridito.

— Io l’odio.... e penso a Debora, a Giuditta....

— No: — urlò ancora Alfredo fuori di sè: — piuttosto vado io là, nel suo palazzo, e lo uccido in mezzo alla sua Corte.

La donna gli fece un pallido sorriso e ponendogli le mani sulle spalle, disse coll’interessamento compassionevole che si ha per la debolezza: