— Voi invece dovete sottrarvi all’ira di quel piccolo Tiberio, che vuole vendicarsi dell’altra notte, che alla prima occasione è capace d’insultarvi a suo modo. Voi dovete esaudire la mia preghiera... e partire subito di qua.

Era la seconda volta che un simile consiglio veniva dato ad Alfredo, e se la prima eragli riuscito assai poco gradito sulle labbra di quell’uomo cui aveva imparato ultimamente a disprezzare; ora ancora più spiacevole gli tornò dalla bocca di quella donna, che pareva crederlo incapace di virile coraggio e di fatti violenti.

— Non partirò; — diss’egli asciuttamente coi denti stretti.

Essa prese il tono di carezzevole preghiera che usa una madre per ottenere qualche cosa da un capriccioso bambino:

— E s’io te ne prego?... Se te lo domando per mio piacere, per mia tranquillità?... L’amore che ho per te mi rende fiacca, mi fa vulnerabile... Quando ti saprò lontano, al sicuro da ogni pericolo, camminerò più franca e più risoluta alla mia meta.

— Perchè mi hai tu fatto venir qui allora? — domandò Alfredo bruscamente.

— Perchè t’amo.... perchè volevo vederti, volevo averti meco... Oh guarda! Sarò compiutamente sincera: perchè mi passava pure per la mente il pensiero, la speranza, il delirio che tu, amandomi, potresti essermi un aiuto, un coraggio, uno sprone anzi nell’opera.

— Ah!

— Oh perdonami... Quando si ama si trasmette nell’oggetto del nostro amore tutte le nostre più vive speranze.

— Ed ora?