— Avanti: — disse.

Alfredo vide aprirsi l’uscio e presentarsi sulla soglia la governante che annunziò:

— Signora baronessa, S. E. sir W... chiede parlarle a nome di S. A. il duca.

Il conte di Camporolle sentì come una doccia fredda scendergli per le spalle; essa, la donna, si torse le braccia con atto di disperata indignazione.

— Ancora! — esclamò. — Sempre!... Infame, scellerata persecuzione!... Teme forse che io possa obbliarlo!...

— Non riceverlo! — gridò Alfredo; — rimandatelo al suo iniquo padrone, questo antico mozzo di stalla, degno inviato e ministro di simil principe... Oh lasciate ch’io stesso...

Fece un moto per andare nella stanza vicina, ma la donna gli si slanciò dinanzi e lo trattenne.

— Che fate? — gli disse. — Voi perdereste me e voi... — Gli aggiunse sottovoce: — Quando fossimo cacciati l’uno e l’altra in qualche segreta di fortezza, chi ne salverebbe? Lasciami fare da me... Parti... va... ti farò sapere...

— Voi dunque lo riceverete?

— Subito... per liberarmene più presto.