Ma intanto quell’attenzione universale che poteva dirsi ammirativa, gli faceva capire quanto ella avesse di seduzione, e a confermare ed accrescere l’effetto che ei già ne provava, ecco suonargli vicino un grosso sospiro, quasi affannoso: si volse il duca e si trovò allato sir Tommaso W... che si sporgeva innanzi per poter veder meglio anche lui quelle candide spalle.
— Ah che donna! — mormorò l’inglese. — Una donna come quella io non l’ho vista mai... Non è soltanto una bellezza, è qualche cosa di più, è una seduzione: senza contare che ha una testa la quale vale quelle di due uomini furbi. Che si facciano pazzie per una creatura simile, ecco, lo capiscono tutti.
— Per bacco che entusiasmo! — esclamò il duca con una risatina a suo modo: — vuol dire che ne faresti anche tu di pazzie, mio vecchio Tommaso?
Questi rispose con un sorriso e con una di quelle sue soffiate da mantice.
— Tu sei andato a vederla quella p... d’una serpe seducente?
— Sì, altezza: — rispose il W. a bassa voce nell’orecchio del principe: — e ne ho apprese cose d’importanza di cui avrò l’onore d’intrattenerla.
Il Borbone interruppe col suo riso sguaiato:
— Non mi vorrai far credere, vecchio peccatore, che non avete parlato d’altro che di politica con quella birbona.
— Oh! Ella ha tali contegni, ha preso modi e tratti da gentildonna, cosiffatti, che non incoraggia davvero.
— Sicuro! — interruppe il duca accrescendo il suo riso sguaiato. — Una virtù fenomenale!... Che! Una santa da beatificare! Per edificarti di meglio, mio ingenuo e virtuoso Tommaso, vuoi sapere il nome di colui che passò con lei l’altra notte?... Quello dell’amante di ieri la mia brava Polizia non me l’ha saputo dire: ma ci sarà pure stato, va là. Interroga Pancrazi e saprai.