Carlo III entrò come un buffo di vento da temporale, facendo suonare forte nel passo i suoi talloni, mordendosi i peli dei baffi, rotando minaccioso gli occhi, e non si fermò che accosto al sofà, dove stette, le braccia incrociate al petto, a guardare la ballerina, la quale, visto o non visto che l’avesse, aveva trovato bene di rinchiudere gli occhi e di gemicolare più di prima.

— Via, sora Carlotta, — gridò l’impresario di dietro le spalle del principe; — si faccia coraggio.... guardi chi c’è qui... — (La ragazza non si moveva ed ansava dolorosamente). — Tiratevi su, animo; aprite gli occhi, vi dico... — seguitava l’impresario, ed ella scuoteva languidamente il capo, per accennare che non poteva. — Oh la vuoi capire, sciocca, che qui c’è S. A. medesima in persona! — gridò alla fine l’impresario impazientato.

E il duca, dando uno spintone alla vecchia che gli stava dinanzi a premere sotto il naso di Carlotta una boccettina, proruppe col suo accento incollerito:

— Che cos’è codesta commedia, giuraddio!... Su in gamba, pettegola, e subito, e fra cinque minuti a ballare sul palco scenico, o corpo del diavolo!...

Diede un pugno violento sul tavolino che era lì presso e fece traballare i vasetti e le ampolle e le scatole che ci stavano su. La vecchia si ritrasse spaventata: la ballerina aprì gli occhi e si levò un po’ su della persona, ma sospirando con un gemito di moribonda.

— O cielo! — esclamò. — O Altezza!.... Io mi sento tanto male da morire....

— Un corno: — interruppe vivamente il duca: — e sei proprio una sciocca senza sugo se credi che io mi lasci ingannare dalle tue smorfie. Su, in due colpi di mano rassetta più o meno le tua acconciatura, e va a ballare.

— Ah per carità! — gemette essa: — impossibile!

— Ah signore Iddio! — esclamò la vecchia alzando le mani al cielo.

E il duca vòltosi all’impresario: