— Appunto... E, se lo ricorda, mi son presa la libertà di offrirle i miei umili servigi, dicendole che per qualunque siasi bisogno, non avrebbe avuto che da cercare di me... Michele... al caffè della Piazza Grande, e avrebbe sempre trovato un uomo disposto a servirla in tutto.

Il giovane, che veniva riacquistando il dominio di sè stesso, si passò una mano sulla fronte, e chiese lentamente:

— E ora come è stato che vi siete abbattuto qui nel mio cammino?.... È ancora la baronessa che vi manda.

— No, signore, — rispose quell’uomo, il quale, dietro le istruzioni ricevute, aveva bene studiato ed era abilissimo a fare la parte assegnatagli. — E la può dire piuttosto che è la Provvidenza, perchè — (e qui abbassò la voce) — di fargli ottener quello che lei desidera, quello di cui lei ha bisogno, non c’è altri forse al mondo più capace di me.

Alfredo trovavasi in una debolezza e in un disagio fisici che conferivano a renderlo debole anche moralmente e intellettualmente. Non gli parve un assurdo che quell’uomo, capitatogli così in buon punto, quand’egli stava per abbandonarsi affatto, rappresentasse davvero un aiuto mandatogli dalla sorte.

— Quello che io desidero, — mormorò, — quello che io ho bisogno!... Che cosa ne sapete voi?

— So tutto... Non ha ella udito le parole che le ho detto poc’anzi, accostandola? Per la sua vendetta, se vuole, io potrò fornire i mezzi di averla.

— La mia vendetta!... La mia vendetta! — ripetè Alfredo, quasi balbettando, battendo i denti, assalito da un brivido di febbre.

— Ma ora, per prima cosa, — saltò su Michele, — Ella ha bisogno di qualche cordiale, di qualche ristoro; altrimenti comincierà coi fare una malattia, che non sarà certo il miglior mezzo da ottenere lo scopo... Venga meco.

Lo prese sotto un’ascella e sostenendolo con braccio vigoroso lo trasse con sè in una delle parti più deserte della città: il giovane, sbalordito, col tremor della febbre che gli cresceva nelle ossa, si lasciò guidare come un bambino.