— Sì signore.
— Va bene: fate: ma solamente sollecitiamo.
L’ebbrezza gli tumultuava nel cranio; pensieri di sangue turbinavano nella sua mente.
A una cantonata Michele lo fece arrestarsi. La strada era completamente deserta e in quel punto, dove non giungeva raggio di nessun fanale, scura come nella tana del lupo:
— Mi vuol favorire una sua pezzuola? — disse Michele: — le benderò qui gli occhi.
Alfredo trasse di tasca un fazzoletto e lo porse al compagno senza parlare. Quando lo ebbe fasciato ben bene così che nessun spiraglio potesse rimanergliene alla vista, Michele lo prese pel braccio e lo fece camminare per un tratto di tempo che al giovane così acciecato parve assai lungo. Sentì finalmente che il suo piede calpestava un terreno non selciato, ma con qualche sasso smosso, come sarebbe in una stradicciuola di campagna; poi si fermarono e Michele gli disse all’orecchio:
— Siam giunti.
Picchiò lievemente contro un asse di legno, che certo era il battente d’un uscio, e in un modo speciale: due colpi e poi una pausa, poi tre colpi lenti lenti, e quindi quattro affrettati. Per quanto leggeri i picchi furono subito sentiti, perchè tosto una voce susurrò a Michele qualche cosa tanto piano che Alfredo non ne capì nulla. L’uscio doveva essersi aperto, ma su cardini così inoliati che non aveva fatto il menomo rumore.
Alfredo ebbe stretto più forte il braccio che la sua guida non aveva abbandonato, e all’orecchio gli si susurrò:
— Venga: quand’io le lascierò andare il braccio, non si muova, e aspetti a levarsi la benda che le venga detto.