— Credo di averli: — esclamò Alfredo sempre più franco.
— Tutti quanti siam qui, giurammo, per quella fede che ci è più sacra, il segreto più assoluto su quello che qui si compie, e di affrontare piuttosto mille morti che tradire uno dei nostri congiurati e la causa sacra a cui dedichiamo l’anima e la vita. È pronto anche lei a giurare?
— Son pronto.
— Tutti abbiamo giurato, che qualunque cosa ci venga imposto dal bene della nostra causa saremo disposti sempre a farla. È pronto anche lei a giurare?
— Son pronto.
— Crede ella nella religione di Cristo?
— Ci credo.
— Ebbene, s’avanzi fino a quella tavola; ponga la mano sinistra su quel crocifisso e colla destra brandisca quel pugnale.
Alfredo obbedì. Appena ebbe tocca la croce e l’arma, tutti quegli uomini mascherati si levarono in piedi come un uomo solo, silenziosi, muti, gli occhi tutti fissi sui giovane, che vedeva traverso i buchi delle maschere luciccare fieramente pupille che parevano feroci.
Erano undici: pareva che Alfredo fosse stato mandato dal destino, appunto per compiere il sacramentale numero di dodici.