L’uomo, la cui voce sola fin’allora si era fatta sentire, come quella d’un capo, e che trovavasi al centro della prima fila, s’avanzò d’un passo, e con voce ancora più autorevole e imperiosa, prendendo a dargli del tu, disse al neofita:

— Quel crocifisso che tocchi rappresenta il più grande, più sublime martire della libertà che abbia avuto il mondo: quell’arma che impugni, fu lo stromento più efficace in mano di generosi che abbia liberato il genere umano da tiranni che ne degradavano la dignità e ne conculcavano i diritti, da Virginio romano a Carlotta Corday francese. In nome di quel martire divino, sei tu capace di usare, a punizione del tiranno, di questo sacro stromento della vendetta umana?

Alfredo sentì l’esaltazione intima ond’era posseduto, a quel punto elevarsi, nobilitarsi, vestire un carattere quasi religioso; gli parve scorgere agitarsi nelle ombre degli angoli in quella vasta sala, gli spiriti dei liberatori della patria, e sè essere chiamato dalla gran voce del destino a compiere un gran fatto di cui parlerebbero le genti e che echeggierebbe nel futuro all’ammirazione dei posteri. Alzò il pugnale stretto con mano contratta e rispose fieramente:

— Lo sono.

Un mormorio approvatore corse per quelle cupe figure mascherate.

— Ebbene, odi il giuramento che tu devi pronunciare: — ripigliò il capo dei congiurati: e lentamente, con voce spiccata, disse in mezzo al silenzio di tutti la seguente formola:

«Io, qui presente, desideroso di essere ammesso nella schiera dei vendicatori della patria e della libertà, per Gesù Cristo che diede la vita al riscatto di tutti, per l’onore del mio nome e per la salute dell’anima mia, giuro che se la Provvidenza mi elegge al gran fatto, pianterò senza esitare questo ferro che impugno, nel petto a Carlo III Borbone, esecrabile tiranno di Parma, e se mai io fossi tanto infelice da fallire all’opera, giuro di morire fra i tormenti piuttosto che tradire direttamente o indirettamente la congiura e i congiurati. Così Dio m’ascolti e questo ferro medesimo si volga mille volte in me dove io manchi al mio solenne giuramento.»

Dopo una brevissima pausa quel medesimo interrogò:

— Sei tu disposto a giurare?

— Sì! — rispose francamente Alfredo.