Si era già verso il mattino, quando quell’adunanza si sciolse. Alfredo uscì primo da quel luogo accompagnato da Michele; e questa volta senza più bende sugli occhi e senza alcun’altra precauzione. L’esaltamento durava in lui; aveva i polsi che gli battevano a febbre e al capo un cerchio che gli pareva di ferro: tutte le membra gli tremavano e le gambe lo reggevano a stento; sentiva dei ronzii alle orecchie come cupi rumori lontani, e gli occhi che gli abbruciavano vedevano come traverso un velo. Michele lo accompagnò fino sulla soglia: e poi auguratogli un buon riposo, lo abbandonò per correre all’ufficio centrale di Polizia, dove, non ostante l’ora impropria, venne subito introdotto fino nella camera da letto del direttore.

Quando ebbe ascoltata attentamente tutta la relazione fattagli da Michele, il Pancrazi disse con severo tono di comando:

— Tutto questo, ricordatevi bene, deve rimanere fra voi e me, e nissun altro.

— Sì, Eccellenza; — disse inchinandosi l’agente segreto, cui dominavano completamente la voce, l’aspetto, lo sguardo del direttore di Polizia.

Quella stessa sera, mentre Alfredo era così misteriosamente introdotto presso i congiurati, nel palazzo ducale penetrava misteriosamente del pari guidata dal conte Anviti, la baronessa di Muldorff, che veniva accolta con molta festa dal principe libertino.

Nel loro colloquio la furba Zoe aveva trovato modo di ripetere al duca la già fattagli insinuazione che a far fischiare la ballerina milanese ci fosse entrata la duchessa, e ciò con termini tali da irritare sempre più la bizzosa e trista indole del principe.

La mattinata era già tarda, e l’avventuriera, seminuda ancora, stava innanzi allo specchio avvolgendosi intorno al capo la ricca massa dei suoi capelli fulvi, quando, ottenuto il permesso di entrare, il cameriere più fidato del principe, venne a susurrargli qualche cosa all’orecchio.

— Che cos’è? — domandò la cortigiana volgendo a mezzo verso il duca il suo ammirabile torso seducente.

— Oh nulla: — rispose il principe villanamente sprezzoso: — è la duchessa che vuol parlarmi.

— Carlino! Carlino! — esclamò coll’insolente famigliarità che i diportamenti del duca le permettevano, la donna venduta scoppiando in un riso sguaiato: — tua moglie ti vuol fare la predica.... Va presto perchè la non vada peggio in collera.