L’Anviti, il quale guardava ancor esso con ammirazione la forestiera, domandò piano ad Alfredo:

— La conoscete voi quella signora?

Il conte fissò in volto chi gli aveva fatta la domanda: si ricordava che era stata appunto la baronessa la quale gli aveva mandato una lettera di raccomandazione per l’Anviti, e lo aveva pregato, per farle piacere a lei, di servirsene. Ed era l’Anviti che in grazia di questa lettera l’aveva introdotto a Corte.

— E voi? — chiese Alfredo a sua volta, fissando sempre il colonnello. — La conoscete?

— Io no: — rispose l’Anviti: — e, corpo di bacco! vorrei benissimo avere la fortuna di conoscerla.... come certo avete voi....

— Io no: — interruppe Alfredo, il quale pensò che forse alla baronessa avrebbe dispiaciuto ch’egli rivelasse la loro attinenza: — non la conosco molto più di voi medesimo.

— Eppure, quando l’avete vista mi è sembrato notare in voi una certa emozione....

— Un po’ di meraviglia... La vidi a Bologna, dove teneva un’esistenza così originale....

— Ah sì?... Galante?

— No: niente affatto: non riceveva nessuno; e per quanto facessero i più ricchi, i più audaci, i più fortunati, non uno riuscì a essere introdotto in sua casa.