— Rimproveri eh?... Lezioni di morale e di politica: — insinuava indegnamente la donna. — E bisogna inghiottirle con umile rassegnazione come uno scolaretto disciplinato.
— Bisogna il diavolo che ti porti: — proruppe il duca col volto arrossato per ira. — Io non sono uno scolaretto innanzi a nessuno e non tollero lezioni da nessuno.
La cortigiana cambiava allora discorso e tornava di subito il principe al buon umore colle sue moine, colle ciarle, colle scurrili facezie che a quell’animo basso di vizioso coronato piacevano assai.
Finalmente la donna fu pronta per partire.
— O povera me! — disse essa dandosi un’ultima aggiustatina al cappello, innanzi allo specchio: — abbiamo fatto molto tardi, e sarà impossibile, anche passando per la scaletta di servizio e per la porticina, che nessuno mi veda.
— O virtù incontaminata! — esclamò il duca ghignando: — hai paura che si offuschi un poco la purità della tua fama?
— Eh! non è per me che ho riguardi: — proruppe essa scuotendo le spalle con moto pieno di petulanza: — gli è per te, caro il mio duchino.
— Grazie mille! — disse lui con ironia. — O che hai paura che ne patisca anche la mia rinomanza da San Luigi Gonzaga?
— Vorrei risparmiarti delle noie: — rispose Zoe amorevolmente. — Se la duchessa venisse a sapere ancora...
— Eh sempre la duchessa! — interruppe con impazienza, maggiormente imbizzito il principe. — Oh quante volte l’ho da dire che di lei m’importa un cavolo, che voglio essere e sono padrone di far tutto quello che mi piace?... Anzi, per fartela vedere, tu non partirai dall’usciolino del mio appartamento, nè scenderai dalla scaletta, nè lascerai il palazzo per la porticina; ma verrai fuori per l’uscio grande, passerai nelle sale e nelle anticamere, andrai giù dello scalone e verrai fuori per la porta principale, dove stanno le sentinelle.