Il vecchio si fermò, si curvò più raumiliato che mai, e rispose con voce quasi lagrimosa:
— Son qui per darle una risposta che Ella aveva pur tanto eccitata... Non mi aveva Ella ordinato di rinvenire il luogo?...
Alfredo lo interruppe con vivacità impetuosa:
— Dove mia madre è sepolta! — disse. — Sì, è vero: e voi venite già a dirmi?...
— Che quando si sia che a Lei piaccia, io posso condurla colà.
Il giovane mandò un’esclamazione che era mezzo un grido, mezzo un sospiro; si passò una mano sulla fronte e ripetè a sè stesso, come una preghiera, come una formola magica da vincere la sventura: — Mia madre! Mia madre!
In mezzo alle infuocate, mordenti, struggitrici passioni che lo torturavano, quello era per lui come un soave alito di pura freschezza: il nome di madre, il pensiero di quell’affetto sacrosanto che a lui era sempre mancato.
— Quando si sia? — disse poi con calore: — ma subito, dimani stesso... appena aggiorni.
— Ah no, signor conte: — aggiunse vivamente Matteo: — domani Ella ha bisogno di riposo, fors’anco di qualche cura medica. Non vede com’è disfatto!... Le emozioni che ha sofferte...
Una fiamma di rossore salì al volto livido di Alfredo.