Il conte lo interruppe.
— Basta: i vostri consigli non li voglio...
— Senta! — riprese pur tuttavia il vecchio colla vivacità di chi ha afferrato una buona idea. — La prego in nome di sua madre... Domani stesso, poichè così vuole, la condurrò sulla fossa di lei... farò di più; la condurrò nella camera dov’essa è morta, le presenterò la donna che l’assistè negli ultimi momenti...
Alfredo gettò un grido.
— Sì! sì!... Ah potrò perdonarvi allora di molte cose!.... E ciò subito, domani, non è vero?
— Domani mattina verrò a prenderla alle otto.... E dalla tomba di sua madre, che prega per lei lassù nel paradiso, son certo che ella udrà pure venire una voce a dirle di ascoltare le mie parole...
Il giovane interruppe con un gesto d’impazienza che non ammetteva replica e congedò Matteo.
Ma il domani la gita disegnata non potè aver luogo. Una febbre fortissima aveva assalito il povero Alfredo, il quale, fuori affatto di cognizione, pronunziava incoerenti parole che tutti i presenti attribuivano al delirio.
Arpione, venuto all’ora posta, lasciò scorgere il più gran dolore per l’infermità del giovane, e sedutosi al capezzale di lui, non si mosse finchè, passata una crisi, il giacente venne in un benefico sopore; ma in questo frattempo il vecchio aveva raccolte dal labbro di Alfredo tali parole che l’avevano terribilmente spaventato, perchè rivelavano quali propositi di vendetta egli accarezzasse e come qualche cosa avesse già iniziato per metterli in atto. Egli determinò all’istante di salvare il conte dal precipizio in cui stava per cadere; chiamò a sè la governante, donna di cui poteva affatto fidarsi, e la pregò, finchè il malato delirasse, di star lei presso al letto e di non lasciarci nessuno dei servi, di raccogliere tutte le parole che il poveretto pronunziasse e di ripetergliele poi esattamente a lui, Matteo, quando tornasse; e poi, pensieroso, preoccupato, uscì dirigendosi verso la gran piazza.
E giunse su questa a tempo appunto per assistere ad una scena caratteristica delle maniere del duca; scena che non doveva essere senza importanza per lo svolgimento del dramma che stiamo narrando.