L’altero portinaio lo interruppe con una risata.
— Che! Che! Quello è il primo cameriere di S. E. il conte X.
— Ma questo palazzo adunque?...
— È quello del conte X.
— Oh scusi... Sono forestiero... Una rassomiglianza così perfetta... Mi duole averla disturbata...
E strisciando una mezza dozzina di riverenze si partì. Non ebbe da usare molta accortezza per apprendere tosto che il conte X di una delle prime famiglie dell’aristocrazia parmigiana, era il marito di una delle dame di Corte.
Fu tanto fortunato eziandio da potere, quella notte medesima, vedere i misteriosi pigionanti locali a terreno venire al ritrovo. S’era appostato in una stanzuccia sotto ai tetti la cui finestruola si apriva nella parte posteriore della casa, e là, senza lume, tacito tacito, col naso fra le invetrate socchiuse, mezzo agghiacciato dalla brezza notturna, ebbe la virtù di stare in agguato per ore ed ore; finchè, suonata la mezzanotte, cominciò a vedere un’ombra nera scantonare dall’angolo più vicino e venire lenta con precauzione fino all’usciolo, aprirlo senza rumore e introdurvisi. Dopo un quarto d’ora o poco più, ecco un’altra ombra avanzarsi di quella medesima guisa, fermarsi all’uscio, battere in una maniera particolare ed essere ammessa in perfetto silenzio; poi un’altra e un’altra ancora fino a dieci. Rimasero chiuse là dentro circa un’ora e poi ad una ad una uscirono di nuovo, allontanandosi chetamente colle medesime cautele.
Matteo, lieto di quanto in sì breve tempo era riuscito a scoprire, andò a dormire, o per dir meglio, a riscaldarsi le membra intirizzite nel letto, dove stette con non poca tensione di spirito a pensare il modo migliore di regolarsi.
Il domani s’affrettò a recarsi al palazzo del conte in cui il giorno prima non aveva avuto tempo di mettere i piedi.
Alfredo stava meglio, ma era debolissimo: il medico aveva dichiarato che non si aveva il menomo pericolo non solo della vita, ma neppure di una grave complicazione: era un trasporto di sangue al cervello accompagnato da un disturbo gastrico; in pochi giorni assicurava una compiuta guarigione, e intanto aveva ordinato dieta assoluta, bagnuoli d’acqua ghiaccia alla fronte, pozioni calmanti e leggermente purgative e silenzio e tranquillità. Il malato poi, prevedendo il ritorno di Matteo, aveva dato ordine non lo si lasciasse penetrare fino a lui e gli si dicesse, che quando si sarebbe sentito di riceverlo per quell’affare che sapeva, egli medesimo, Alfredo, lo avrebbe mandato a chiamare.