Egli che accompagnava quasi sempre il duca e quindi era entrato più volte nella bottega del sellaio, dove la moglie di lui usava stare in assenza del marito a servizio degli avventori, conosceva per bene la donna sulla cui bellezza aveva pur gettati de’ cupidi sguardi insolenti; ed ella sapeva da parte sua che quello era dei più fidati e famigliari compagni del principe. Non badando più ad altro, la povera donna si slanciò innanzi al colonnello colle mani giunte a pregarlo, la introducesse presso il principe, le ottenesse la grazia del marito. Il degno cagnotto di Carlo III adocchiò la donna come fa il gatto d’un pezzo di lardo. La prese con sè e la condusse di sopra.

Mezz’ora dopo ella usciva, turbata, le guancie accese, gli occhi sfavillanti, un tremito di indignazione in tutta la persona, avendo resistito alle più infami proposte e minaccie del favorito del duca; ma quasi colla sicurezza che suo marito era perduto. Giunta a casa, la poveretta si era stretto al seno i suoi bambini ed aveva pianto e pianto. Non aveva potuto far libero il padre loro, ma almeno aveva loro conservata pura, incontaminata la madre.

Ora pensatevi qual fosse il suo felice stupore il domani mattina, mentr’essa levava di letto i bimbi e faceva loro pronunziare le preghiere, nell’udire su per la scala un passo affrettato che le era ben caramente conosciuto, nel vedere aprirsi la porta e precipitarsele addosso ad abbracciarla il marito. Nella commozione di quella gioia inattesa, la povera donna si lasciò sfuggire tali parole che in Pietro destarono sospetto di quello che a lei era avvenuto, e quindi alle pressanti richieste di lui ella non seppe sottrarsi, e finì per raccontare tutta la verità.

Il Carra strinse il pugno, se lo morse fino al sangue, e levando al cielo due occhi da furibondo esclamò:

— Ma per Dio! Quando finirà questa scelleraggine di governo?...

La liberazione di Pietro era poi avvenuta nel modo seguente:

Il duca, che non aveva saputo nulla della visita a palazzo della moglie del sellaio e dei perfidi tentativi dell’Anviti, quando aveva fatto attaccare al phaéton la quadriglia, aveva notato non so che difetto nei fornimenti e aveva voluto che gli si cambiassero.

— Metteteci quei nuovi a ornamenti gialli: — aveva ordinato; e i palafrenieri avevano dovuto rispondere mortificati che quei fornimenti non si avevano ancora perchè al sellaio non era stato possibile il terminarli.

Il duca bestemmiò, strappazzò i presenti e ordinò che quei fornimenti si andassero a pigliare e si portassero ad altro sellaio che promettesse di finirli in ventiquattr’ore. Così fu fatto, ma fra quanti ve n’era a Parma non uno se ne trovò che credesse potersi assumere un tal còmpito; laonde il principe, alla sera, udito tali risposte, comandò senz’altro che il domani Pietro Carra fosse messo in libertà coll’ordine di terminare in una giornata quel lavoro, del quale se il principe fosse rimasto contento, egli avrebbe potuto venir perdonato per la sua ribellione a teatro.

Il fiero popolano usciva già dalla fortezza con un’irritazione d’animo che mai la maggiore pei mali trattamenti sofferti, pel doloroso avvilimento inflittogli dalle catene, e quello che apprendeva dalla moglie non era tale dicerto da sminuire il suo furore. Si serrò in casa, non si lasciò vedere da nessuno, naturalmente non toccò neppure il lavoro che gli era stato ordinato. E le ventiquattr’ore erano appena passate che il duca mandava i suoi uomini a vedere se i fornimenti erano pronti e a ordinare fossero portati alle rimesse ducali: non trovavano a bottega che un bardotto, il quale rispondeva di non saperne nulla, e che il principale, ammalato in casa, non s’era visto di tutto il giorno.