Ed ella, senza neppur badare alla interruzione, continuava, insistendo sull’orrore da lei sentito e da tutta la città per quella prepotenza usata contro chi non poteva ripulsarla; soggiungeva che molte e molte volte le era venuto l’intenso desiderio di accorrere presso il capezzale di lui che sapeva ammalato per l’emozione e lo spavento di quella sera, ma che sempre se n’era trattenuta per timore di fargli più danno; giacchè la cagione del maltalento del duca verso di Alfredo era soltanto l’amore ch’essa gli portava; il principe avrebbe certamente saputo di queste visite di lei, e chi sa quali altre persecuzioni ancora più offensive, nella nuova ira, sarebbe stato capace di immaginare e porre in atto contro l’innocente giovane. Imperocchè non bisognava dissimularlo, la passione del duca per lei era tutt’altro che scemata, così bene che nuove istanze e pressioni erano continuamente esercitate verso di lei: tanto che Carlo III aveva spinto l’audacia fino a domandarle di riceverlo ancora in casa sua. Oh se ella si fosse sentita la forza di Giuditta!...
Qui Alfredo, irritato, punto, spronato dall’abilissima arte di quella terribile commediante, interruppe con impeto quasi feroce:
— Non c’è bisogno di Giuditta!... Sarò io il Bruto di questo meschinissimo tiranno... Scrivigli pure che venga: qui lo attenderà per mia mano la morte.
— Qui?.... Tu!.... Impossibile!
—L’ho giurato!... E voglio che sia!... E sarà...
— Ti tremerà la mano.
Alfredo arrossì.
— Vedrai! — disse con un’energia di cui non lo si sarebbe creduto capace.
— Ma non qui! — esclamò allora vivamente la donna: — non in queste stanze dove t’ho confessato il mio amore... Non lasciarle neppure profanar più colla sua presenza, coll’alito suo, coll’insolenza delle sue parole... Aspettalo qui sotto e prima che salga...
— Hai ragione...