Allettatosi, come vedemmo, dopo le emozioni di quella sera, il conte di Valneve padre non si era fatto la menoma illusione sul suo stato, e benchè il medico affermasse e ripetesse che non v’era pericolo alcuno, egli, non volendo amareggiare la consorte amorosissima, nè i figli, anzi dissimulando così bene da lasciar tutti persuasi quelli che lo attorniavano della piena di lui fiducia in una prossima guarigione, aveva aspettato di esser solo col vecchio servo Tommaso e poi gli aveva detto:

— Mio caro, tu devi farmi un piacere; va dal parroco e digli che, come se fosse sua idea, venga a vedermi.

— Oh Eccellenza! — aveva esclamato il vecchio e fedele domestico, sentendosi tutto a rimescolare: — e perchè il parroco?

E l’ammalato sorridendo del suo fine, aristocratico sorriso:

— Te l’ho detto: per vedermi. È un uomo che stimo, rispetto ed amo, il nostro buon parroco; e lo vedo sempre volentieri... Ma, ricordati bene: avvertilo che faccia in guisa da non destare il menomo sgomento nella contessa, nè nei miei figli.

Era rimasto dopo ciò un poco sopra pensiero, come ravvolgendo fra sè qualche partito da adottarsi o no: aveva fatto cenno di voler ancora parlare e poi s’era taciuto; ma finalmente, come determinatosi ad un tratto, aveva soggiunto:

— Ancora una cosa, Tommaso. Desidererei molto vedere Ernesto Respetti... Scrivigli tu stesso a Milano: e scrivigli anche a lui che venga come per proprio impulso, senza lasciar scorgere alla mia famiglia che sono stato io a farlo chiamare.

Tommaso ubbidì a questi comandi del padrone, e il giorno medesimo capitò al palazzo Sangrè il parroco, che era uno dei più dotti, zelanti, illuminati e tolleranti sacerdoti della diocesi torinese: e due giorni dopo arrivavano a Torino il marchese Ernesto Respetti-Landeri e sua moglie la marchesa Sofia.

E questi e quello, conformandosi abilmente al desiderio del conte-presidente loro espresso da Tommaso, fecero in modo che la famiglia non sospettò menomamente venissero chiamati dall’infermo; ma poichè il parroco era stato introdotto presso il letto del giacente, questi, accoltolo colla più allegra serenità che immaginar si possa, aveva domandato la grazia di riceverne i sacramenti, della qual cosa non s’erano molto stupiti nè allarmati i congiunti, i quali conoscevano lo zelo religioso del conte, non intollerante, ma fervente cattolico. Dopo compiti i suoi atti di divozione, il medico pur sempre continuando a dire che pericolo non c’era, una gran debolezza aveva invaso l’ammalato, il quale però, con quel filo di voce che gli restava, veniva dicendo di sentirsi benissimo e sollevato, quanto forse mai prima, d’animo e di corpo.

Al sopraggiungere dei Respetti, gli occhi del conte brillarono, e voltosi al marchese, che gli aveva preso la mano e gliela baciava con riverente e profondo affetto gli disse: