— Grazie, figlioccio mio, della tua cara e buona visita... Io ho appunto qualche cosa da dirti... Appena tu sarai un po’ riposato dal viaggio ed io alquanto rimesso... vieni... ti manderò a chiamare e avremo un colloquio noi due.

Il marchese e tutti della famiglia pregarono il giacente a non volersi stancare, nè pensando, nè parlando, e che se aveva alcun che da comunicare ci avrebbe avuto tempo di poi, alle quali parole egli rispose, facendo il suo arguto, melanconico sorriso:

— Eh! voi non sapete... Potrei anche averci premura.

Intanto, mentre il Respetti e sua moglie andavano a ripulirsi e riposarsi un momentino, il conte pregò lo si lasciasse solo che avrebbe provato di dormire. Si ritirarono tutti, rimanendo a guardia il fedele Tommaso, che sedutosi sopra uno sgabello a piè del letto ci restava immobile come un ceppo di legno e intanto teneva occhi ed orecchi intenti a vedere se il venerato e caro infermo potesse avere bisogno della menoma cosa. Ma nel silenzio assoluto che si fece nella penombra di quella sontuosa camera dove il virtuoso gentiluomo s’apparecchiava a morire, non venne il sonno sulle palpebre del giacente; anzi una ruga che si disegnava profonda a mezzo le sopracciglia sulla sua nobile e aperta fronte, indicava che qualche grave, profonda meditazione gli teneva occupato il cervello. A un punto si riscosse e volgendosi al servitore, che lo credeva assopito:

— Tommaso, — gli disse, — è venuto qualcheduno: ho sentito debolmente il suono del campanello d’entrata, e un sussurrio di voci nell’antisala. Ho in mente che ci sia venuto qualcheduno per vedermi e che non lo si voglia lasciare entrare per non disturbarmi; e temo che questo visitatore mandato via sia il parroco. Va presto a vedere, e se è proprio il signor curato, fallo fermare, o richiamalo se è già partito.

Il servo s’affrettò ad ubbidire. I sensi dell’infermo resi più fini, come sovente accade, dall’avvicinarsi della morte, avevano colto giustamente i lievi rumori avvenuti; e il suo intuito aveva avuto ragione. Era proprio il parroco. Quando Tommaso tornò nella camera del conte a dirglielo, il volto di lui s’illuminò di gioia.

— Ah! è davvero la Provvidenza che me lo manda: — esclamò egli. — Questo sant’uomo saprà consigliarmi, e levarmi d’ogni incertezza.

Il sacerdote fu subito introdotto, e il colloquio che ebbe insieme col conte da solo a solo, durò forse un’ora. Quando il suono del campanello richiamò nella camera la famiglia e Tommaso, il giacente aveva l’aspetto ancora più sereno e tranquillo di prima, e il parroco pareva avere ancora maggiore il rispetto e quasi una ammirazione per quel vecchio che s’aspettava da un momento all’altro di comparire innanzi a Dio.

Al prete che si congedava, il moribondo disse ancora colla squisita cortesia del gentiluomo:

— Grazie anche una volta, reverendo... Ero in dubbio.... Lei mi ha illuminato.