Il conte gli strinse la mano con quella poca forza che gli rimaneva.
— Grazie! — riprese: — non ne dubito, sai; e quindi, anche da questo lato muoio tranquillo.
Fece una piccola pausa, poi soggiunse:
— Non ho mestieri di dirti che nella mia famiglia, come figliuolo mio, io conto e intendo che tu conti anche Giulio il figliuolo del mio povero Armando. Non è vero?
— Sì, sì: — rispose il marchese. — Siatene certo.
— Anzi egli ne ha più bisogno.... È quasi povero.... Ho fatto qualche cosa per lui nel mio testamento: ma non ho potuto far molto, perchè non volevo e non potevo spogliare i figli miei... Tu hai da prendere cura de’ suoi interessi, tentare di accrescerne le poche fortune.... Lo farai, non è vero?
— Sì.
Il moribondo prese una mano al Respetti e guardandolo con un’espressione di preghiera accalorata e insieme quasi imponente, e con un’insistenza, delle quali egli doveva poi ricordarsi in solenne occasione, ripigliò:
— Te lo raccomando proprio specialmente, sai... Fa come se fosse tuo padre eziandio che te lo raccomandasse per bocca mia.
— Ve ne do la mia parola. Vi basta?