— Mi basta.... Ora va, parla ai miei e conducili tutti qui intorno al mio letto.

— Ma badate, cugino, che vi stancherete.... Lo sforzo, l’emozione....

— Fa com’io ti dico. Ora me sento le forze: più tardi mi mancheranno.... E l’ultimo addio voglio darlo francamente, fermamente a tutto quello che amo di più sulla terra.

Il marchese dovette ubbidire e uscì commosso, le lacrime agli occhi, a fare la dolorosa, terribile ambasciata.

La scena che ne seguì fu lugubremente solenne e di una profonda, dolorosa e pur soave commozione per tutti quelli che vi assistettero.

Il vecchio gentiluomo s’era fatto tirar su e sostenere al capo, alle spalle e alle reni da un monte di cuscini: la sua bella testa bianca, dalla fronte non molto vasta, ma di pure ed eleganti linee, spiccava per una nobiltà ancora maggiore dell’usato; lo sguardo, benchè già velato, delle pupille che s’erano affondate nelle occhiaie, aveva un’espressione di dolcezza grave, affettuosa, ineffabile; le labbra assottigliate, un po’ livide, erano pur tuttavia animate da un sorriso gentile, d’una tranquilla e mite alterezza: da tutta quella fisonomia raggiava un’anima onesta, leale, sicura di sè in faccia alla morte.

Intorno al letto vennero e si schierarono tutti i componenti della famiglia; al capezzale alla destra la moglie del morente, Donna Adelaide, a sinistra il primogenito, il capitano Ernesto; vicino alla madre si stringeva commossa frenando a stento i singhiozzi, quasi timorosa la giovinetta, bionda, leggiadra Albina: poco lontano da lei, non meno turbato, il cugino Giulio: a fianco del fratello stava il secondogenito Enrico: in fondo al letto il marchese e la marchesa Respetti-Landeri: sulla soglia si era fermato il vecchio Tommaso, esitante, tremante, interrogando cogli occhi umidi quello che dovesse fare, se rimanersene o partire.

Il moribondo lo vide, lo comprese e disse al figliuolo primogenito che si chinava verso di lui:

— Di’ a Tommaso che chiuda l’uscio e stia pur qui.

Ernesto ripetè al servo le parole paterne; il vecchio domestico s’inchinò, richiuse, e poi in piedi sul limitare di quella camera, il capo curvo, le mani giunte, stette come può stare un devoto innanzi all’altare.