— No: perchè potremo eseguirlo alla chetichella, senza che si sappia, almeno per quest’oggi. Il conte Alfredo fu malato più giorni, fu assente tutto ieri, il non vederlo nemmen oggi non istupirà nessuno, e l’arresto potremo farlo eseguire dal medesimo Pancrazi, che è accortissimo in ogni cosa. E frattanto una di queste sere potremo far sorprendere i congiurati nel loro covo.

— Ma però sarà buon partito distogliere il duca dal venir qui.

— Guardatevene bene. Sarebbe un farcelo nemico inutilmente. Tolto di mezzo il Camporolle, di pericoli non ce n’è più nessuno: se al principe contrastiamo nel suo desiderio di venire da me, o voi od io che lo facciamo, non si ottiene che di fargli nascere mille sospetti.

— Lo faremo circondare di poliziotti travestiti.

— Ah questo sì... E di ciò s’incaricherà il Pancrazi. Anzi, caro sir W..., facciamo una cosa: stabiliamo qui stesso in mia casa il nostro quartier generale e agiamo insieme e d’accordo di qua... Vi piace? Non vi riesce di troppo sacrificio l’essere mio prigioniero per quest’oggi?

E la sirena occhieggiava come sapeva far lei per mandare in tumulto la ragione di un uomo.

— Ma voi mi regalate una giornata felice: — disse il ministro del duca.

— Allora, sentite: io scrivo al Pancrazi che venga qui subito: combiniamo insieme quello che sia da farsi, gli diamo i nostri ordini e ne aspettiamo i risultamenti per prendere poi, sempre insieme, quelle decisioni che potranno occorrere.

Sir Tommaso acconsentì di buonissimo animo.

La Zoe passò nel suo camerino e scrisse in fretta a Pancrazi.