«Venite: bisogna sequestrare quel bambino di A. C. che nessuno lo possa vedere e interrogare che voi, e fare la strada libera all’altro che è pure avvisato per quest’oggi. Ho qui meco il W... Non lo lascierò muovere: venite subito e mettete in gioco tutta la vostra abilità.»

Il direttore di Polizia accorse.

Dopo una non breve conferenza, il Pancrazi usciva, assicurando che il duca quel dì avrebbe avuto intorno tali e tanti agenti a vegliare su di lui che nessun pericolo l’avrebbe potuto avvicinare; e subito frattanto il direttore medesimo di Polizia andava ad arrestare Alfredo di Camporolle, con cui nessun altro si lasciava menomamente comunicare.

In quello stesso frattempo il conte X... riceveva una lettera anonima, la quale gli diceva esservi stato chi aveva denunciata la congiura, e se questa non avesse ottenuto il suo scopo in quel giorno medesimo, il domani ogni cosa sarebbe scoperta e tutti quelli che vi avevano preso parte sarebbero perduti.

Il conte X... appena letta quella lettera corse a palazzo ed ebbe un colloquio animato e segretissimo con sua moglie, la dama di Corte, poi con vari e cospicui personaggi, e quindi si ridusse di nuovo a casa sua, dove diede ordine ai servi si dicesse a chiunque cercasse di lui ch’egli era ammalato e non poteva ricevere nessuno, e intanto da sè stesso, chiuso nella sua camera, si preparò una valigetta come di chi ha da fare un breve e sollecito viaggio e mandò il suo più fidato servitore, quello che andava a recare i denari a Melchiorre, a far tenere pronta per le quattro ore del pomeriggio una carrozza con buoni cavalli di posta.

Un’altra carrozza da viaggio era stata ordinata, e parimenti per quell’ora, dalla donna di compagnia della baronessa di Muldorff.

Se il colpo falliva, il conte X sarebbe fuggito sollecitamente; in qualunque modo volgessero le cose, l’avventuriera aveva deciso di partirsene o soddisfatta dello scopo ottenuto, o rinunziando alla troppo difficile partita.

Tutte le migliori precauzioni erano prese perchè la cosa riuscisse alla morte del duca; non c’era più da aspettare e da temere che il concorso o l’avversità del caso, che in tutti i fatti umani reca più efficace che non paia l’elemento del suo capriccio. E a un punto parve che questo cieco dio si rivolgesse in favore del minacciato tirannello.

LXI.

Dopo la sua conferenza con sir Tommaso W..., Matteo Arpione camminava sollecito verso il palazzo abitato dal conte di Camporolle, quando allo svoltare d’una cantonata si trovò faccia a faccia con un uomo che mandò un’esclamazione vedendolo e lo fermò senz’altro mettendoglisi dinanzi.