Il sellaio fissò sulla faccia apatica del vecchio il suo sguardo ardente, scintillante, quasi sdegnoso.

— Non l’indovinate! Non lo capite! — esclamò. — Vi ho pregato di ascoltarmi in nome della mia povera famiglia, dei miei innocenti bambini....

L’usuraio fece un movimento quasi sgomentato.

— Oh che mi vorresti caricare sulle braccia i tuoi marmocchi?

Pietro Carra ebbe un amaro sogghigno.

— No, zio, non voglio tanto; ma voglio ricordarvi che la zia, la sorella di mia madre, la povera Giuseppina se vivesse, amerebbe pure questi bambini che hanno del sangue suo nelle vene e non li vorrebbe lasciar morire di fame.

Matteo Arpione parve turbarsi alquanto.

— Morir di fame!.... Morir di fame! — balbettò. — Lasciamo le grosse parole.... Senza arzigogoli, che cos’è insomma che pretendi da me?

— Per poter fare il viaggio e avere colà i mezzi da vivere ne’ primi tempi fin ch’io mi trovi qualche sorgente di guadagno, sono stato costretto a vendere il meglio che avessi in casa e in bottega, e a venderlo come potete capire, a prezzo rotto. La mia povera famiglia non avrà più nè denaro spicciolo nè roba da farne. Voi siete ricco...

— Ricco, ricco, — interruppe burbero l’usuraio: — niente vero! Sono gli sciocchi e i maligni che lo dicono...