Pietro Carra, voltandosi, si trovò a fronte la moglie più bianca di prima, ferma, risoluta, che, prendendogli le mani, gli disse:
— Voglio saper tutto... Ci ho diritto... Lo debbo.
Il sellaio esitò un momento.
— Senti! — rispose poi: — Finora t’ho creduta sempre una donna superiore alle altre: è venuto il momento di provarmi che ho avuto ragione. Ti dirò tutto; ma prima sappi che dalla mia risoluzione nulla può muovermi, nè ragionamenti, nè preghiere, nè lagrime, nè pur la sicurezza della morte... Vieni, ascoltami e taci!
LXII.
Appena uscito dalla casa di Pietro, l’Arpione s’era affrettato al palazzo di Alfredo, e non s’era punto accorto di essere cautamente pedinato da un uomo nel quale avrebbe potuto riconoscere Michele, la spia segreta di Pancrazi.
Nell’anticamera del conte di Camporolle, il vecchio usuraio era colpito da una brutta notizia; quella dell’arresto del giovane. Egli si sentì vacillar sotto le gambe: avea fatto tanto per sottrarlo al pericolo e forse non era riuscito che a perderlo più presto! Ma il ministro gli aveva pur promesso di salvare colui che egli avrebbe designato e che si era per allora astenuto di nominare, credendo anzi maggior prudenza il tacerlo! Bisognava accorrere da sir W..., invocare l’avutane promessa e ottenerne subito l’esecuzione. Non mise tempo in mezzo e s’avviò affrettato; e Michele lo seguiva sempre.
Ma, per sua gran disdetta, Matteo non potè vedere sir Tommaso. Era assente, e per quanto egli supplicasse e giurasse che si trattava di cose di massimo rilievo, non ebbe altra risposta fuorchè era impossibile dirgli dove fosse l’inglese e quando sarebbe stato visibile. Noi sappiamo che esso era prigioniero volontario e soddisfatto in casa della Zoe.
L’Arpione uscì di là presso che disperato. Giudicò che una cosa sola gli rimaneva da fare: presentarsi al principe e dirgli tutto quello che egli sapeva, pattuendo in compenso la grazia di Alfredo. Andò a palazzo, non fu ammesso; si piantò a pochi passi dal portone, e giurò a sè stesso che non si sarebbe più mosso di là finchè il duca non fosse venuto ed egli avesse potuto accostarlo.
Erano le tre suonate ed il duca doveva uscire alle quattro; Matteo non aveva più che un’ora da aspettare.