Colui al quale aveva pestato i piedi era il conte di Camporolle.

— Nulla di male: — rispose Alfredo: — e se lei mi permette, io mi prenderò la libertà di accompagnarla dal Direttore di Polizia: e potrò attestare colà l’illegale modo con cui si è proceduto verso di lei.

— Ella mi fa un insigne favore: — disse il giovane piemontese: — ma non vorrei che ciò avesse da comprometterla e farle avere dei dispiaceri, degl’incomodi o dei pericoli.

Alfredo scosse le spalle in un modo che piacque dimolto all’altro, perchè gli prese la mano e gliela strinse forte, soggiungendo vivamente:

— La ringrazio ed accetto.

Uscirono insieme dietro i passi del gendarme i due giovani, accompagnati da un susurro pieno di simpatia di tutti i circostanti; e molti di questi li seguirono fin nell’atrio; ma là alcuni gendarmi appostati, ad un cenno del brigadiere fecero stare indietro, anzi ricacciarono dentro la platea, tutti i curiosi.

Venendo fuori dal teatro i due giovani di conserva, il piemontese disse al compagno:

— Almeno che lei sappia verso chi si dimostra così generosamente gentile, e io a chi vado debitore di sì coraggiosa prova di cortesia.

Trasse di tasca un elegante portafogli e, levatane una polizzina di visita, la porse ad Alfredo, il quale fu lesto a contraccambiarlo.

Nella cartolina del piemontese, sotto una corona di conte, stava scritto: Ernesto Sangré di Valneve, luogotenente del 1º Reggimento Guardie.