I due giovani lessero a vicenda le rispettive polizzine e poi si scambiarono un amichevole saluto col capo.
— Conte di Camporolle: — disse l’uno: — mi auguro che si presenti l’occasione di renderle un pari servizio da amico.
— Conte di Valneve: — rispose l’altro: — sono lieto che l’occasione m’abbia recato la fortuna di fare la sua conoscenza.
Arrivarono sollecitamente al cospetto del Direttore di Polizia, il quale, dicerto già preavvisato, li aspettava seduto alla sua scrivania, una lampada innanzi a sè con una ventola disposta in modo che rifletteva tutta la luce sulla faccia delle persone che gli si presentavano e lasciava lui perfettamente nell’ombra. Pur tuttavia Alfredo riconobbe la poco simpatica persona del famoso Pancrazi.
— Il suo nome, signore? — domandò egli bruscamente, appena i due giovani gli comparvero innanzi.
L’ufficiale piemontese pronunziò chiaramente e spiccatamente il suo.
Alfredo disse a sua volta:
— Credo che lei mi riconosce...
— A lei non ho mica domandato nulla: — interruppe burbero il poliziotto. — Sì, la riconosco e mi stupisco di vederla qui, lei che non ci ha nulla da fare.
— Io era vicino al conte di Valneve, — soggiunse con qualche calore il Camporolle, — quando egli ebbe l’inqualificabile intimazione...