Fu Alfredo che ruppe il primo il silenzio, non potendo resistere più oltre alla penosa curiosità che lo travagliava.
— Colui che è venuto a parlarti poc’anzi... quell’Arpione....
Ernesto lo interruppe stupito:
— Tu lo conosci? — domandò.
Camporolle esitò un momento. Dire la bugia rincresceva al suo carattere leale; ma le parole che Matteo gli aveva dette, l’atto supplichevole che gli aveva fatto perchè tacesse che fra loro correva qualche relazione, lo rendevano pure riguardoso a confessare la verità.
— No; — rispose dopo un pochino e volgendo in là il capo a nascondere al suo compagno la confusione che questa bugia gli metteva sulla faccia aperta e sincera.
— E in che modo ne sai il nome?
— L’ho udito da te... questa sera... quando gli parlavi, a quel cotale.
— Ah sì?... È proprio un arpione, che disgraziato chi vi resta preso... Tanto meglio che tu non lo conosca, e t’auguro che tu non abbia mai da far nulla con lui.
Alfredo si sentì venir pallido.