— È dunque proprio qualche cosa di brutto e di cattivo? — domandò con accento che si sforzò di rendere il più possibile indifferente.

— Tutto quello che v’ha di più brutto e di più cattivo... fuori del delitto... Oh quanto a delitti propriamente detti secondo la legge, no; il sor Matteo è troppo furbo per dar del naso in un articolo qualsiasi del Codice penale... Ma dove non può o non vuole arrivare la spada della legge, oh lascia fare a lui! Non c’è altri capace al pari di lui di impiccare uno scapato giovanotto, di dissanguare un povero sventurato di padre, di mettere sul lastrico una famiglia intiera. La favola del ragno e dei moscerini è vecchia come il mondo, ma è sempre giusta e conviene a costui come lo scarpino di raso al piede della Carlotta. Guai ai moscerini che incappano nella sua tela; non ne scappano più finchè abbiano dato all’ingordo animale fin l’ultimo loro succhio.

— Ma come?... — mormorò Alfredo che si rifiutava a capire e che sentiva turbarsi sempre più l’animo e impallidirsi il volto.

— Non comprendi? Oh bisogna dire che tu hai avuto una gran fortuna, quella di non conoscere questa razza di iene codardamente feroci, per non intender subito che io voglio dirti che quello è il più scellerato, sfacciato, implacabile, mostruoso, spregievole, vigliacco, miserabile usuraio del mondo.

Alfredo trattenne a stento un’esclamazione di dolorosa, indignata sorpresa; curvò il capo come se su di sè pure sentisse a gravare l’infamia di quell’uomo al quale, suo padre, ch’egli non aveva conosciuto, aveva commesso di vegliare su di lui.

— Ma lasciamo stare questo discorso, che è molto uggioso: — disse Ernesto crollando il capo come per iscacciarne spiacevoli pensieri; — e affrettiamo il passo per arrivare in tempo a cogliere alla posta il nostro dromedario austriaco.

Camminarono un poco in silenzio, e poi Alfredo, a cui di colpo era venuto un sospetto, disse a un tratto:

— E certo quel... quell’usuraio è venuto a perseguitarti fin qui per qualche tuo debito....

— Bravo! — interruppe Ernesto ridendo. — Hai indovinato perfettamente. Quel furbo scellerato mette bene innanzi anche un altro pretesto... Ed è tanto accorto, e il mio severo padre e la mia santa madre sono tanto buoni, che se ne lasciarono abbindolare; ma la vera, essenziale ragione del suo viaggio fin qui è quella che dici tu....

— E.... — riprese Alfredo impacciato da ciò che voleva e non osava pur dire: — e tu.... scusami se ardisco farti questa domanda.... Ma la nostra amicizia, benchè così recente, è pur già così viva che spero mi perdonerai.... tu....