— Vuoi dire se sono in condizione di poterlo pagare? — interruppe Ernesto che vide come il suo nuovo amico stentasse a cavarsene i piedi, e sentì la vera e non isterile affezione che ispirava quella domanda ad Alfredo.
— Ecco, appunto! — mormorò quest’ultimo; — perchè, se mai.... si sa bene.... tutti noi giovani ci possiamo trovare in certi momenti.... io ora sarei in grado di levarti d’impiccio.
Ernesto gli strinse la pano con viva cordialità.
— Grazie! — rispose. — Dove mi occorresse, approfitterei certo della tua offerta così generosamente spontanea. Ma per questa volta, spero, anzi quasi sono certo che mi potrò aggiustare senza aiuti estranei...
S’interruppe per fermarsi a guardare intorno ad osservare bene i luoghi.
— Sta!.... Se non mi sbaglio, siamo giunti alla meta... Questa mi pare la casa dove abita la Carlotta.... Sicuro, è proprio quella; e quei lumi colà al terzo piano raggiano dal suo quartiere.... Andiamo: il bufalo o ci è già o non tarderà a venire.
E preso pel braccio Alfredo, si cacciò in una porticina e ambidue salirono fino al terzo piano. In quella appunto l’alta statura del capitano von Klernick si disegnava nella penombra della strada scantonando dall’angolo più vicino e si dirigeva verso la porticina della casa dove abitava la danzatrice milanese.
XIV.
Alfredo ed Ernesto saliti al terzo piano penetrarono nel quartiere della ballerina. Fin dall’anticamera udirono un vivace discorrere che pareva quasi un battibecco fra due voci, una di maschio e una di femmina: e il conte di Valneve domandò alla serva, che aveva aperto l’uscio di casa, se già colla Carlotta ci fosse il capitano austriaco.
— No signore: — rispose la fantesca, — è un altro... un giovane di qui... un cugino della signora.