E questa sollecita:
— Ah signor conte! non mi parli di quel noiosissimo, seccante, intollerabile tedesco... Ne ho proprio fino al di sopra dei capelli, di colui... Mio cugino che si crede in dovere di farmi una scena, ma che scena!... perchè nella città corrono voci che riguardano lui e me... Come se si avesse da credere alle voci della gente!... Dica lei, signor conte, che è stato a Milano, se io quel tedescaccio l’ho mai ricevuto bene... Figurati Pietro, — soggiunse rivolgendosi di nuovo al cugino, — che quel prepotente non voleva neppure ch’io venissi a Parma, e io gli ho dato retta così bene che eccomi qua... Non è vero, signor conte?
— Verissimo: — rispose Ernesto con un leggero inchino e sorridendo finamente ironico a suo modo.
— Or dunque, nè anco qui non lo riceverai per Dio! — gridò il Carra con impeto. — Un austriaco!... Giuro al cielo! Lo strozzerei colle mie mani se lo incontrassi qui.
— Bravo! — esclamò allegramente il conte di Valneve tendendo innanzi, per moto quasi istintivo, la sua mano verso il giovine operaio. — Lei non ama quella razza di gente.
Pietro Carra prese vivamente quella mano che gli era pôrta e la strinse con forza.
— Ah! Lei mi capisce? — gridò: — li odio quelli là... e tutti gli oppressori della nostra patria... E se mai si presenta l’occasione...
— Meneremo le mani: — aggiunse scherzevolmente il conte piemontese.
— Oh! se le meneremo! — concluse l’operaio.
La fisonomia di costui s’era illuminata d’un certo raggio di ardimento e insieme di sicurezza, che lo faceva più bello, più piacevole, più giovane. Ernesto, osservandolo in quel punto, fu colpito da una cosa che sin allora non aveva notata, ed era una certa rassomiglianza fra la figura robusta, fiera, anche un po’ rozza dell’operaio, e quella gentile, delicata, elegante del suo nuovo amico il conte di Camporolle. Si volse in fretta a guardare quest’ultimo per giudicare se la sua era un’illusione, e in quel punto vide proprio che quantunque uno fosse biondo e l’altro bruno, quegli sottile e spigliato, questi atticciato e membruto, nei tratti del volto, nell’espressione dello sguardo e nella piegatura delle labbra c’era qualche cosa di simile.