— Che bizzarria del caso! — pensò Ernesto, che poi non si preoccupò altrimenti di questa strana combinazione.
La Carlotta saltò su a riprotestare che ella dell’austriaco non sapeva che farsi e che non lo avrebbe ricevuto.
In quella s’udì una forte scampanellata e la ballerina cambiò colore.
— È qui il nostro elefante, — disse Ernesto: — per questa volta, cara Carlotta, farete una eccezione e lo riceverete ancora per farmi un piacere.
La serva andò ad aprire, e si udì nella stanza vicina un passo pesante che si avvicinava.
— Ecco il terremoto! — esclamò Valneve. — La montagna viene a noi, più felici che Maometto... Godo che al mio colloquio con quel colosso sia presente anche il signor Carra.
Questi fece un saluto col capo; l’uscio si aprì e nel vano della porta comparve la gigantesca figura dei capitano von Klernick, ancora in tutto lo splendore del suo uniforme; ma vedendosi innanzi quei tre uomini che egli non si aspettava di trovare, l’austriaco si fermò di colpo, fece scorrere uno sguardo fra sospettoso e minaccioso tutt’intorno e portò la mano all’impugnatura della sua lunga e grossa sciabolona.
XV.
— Avanti! Avanti signor capitano! — gridò allegramente il conte di Valneve. — Non c’è da stupirsi tanto a vederci qui. Io, a venirci, ho diritto quanto, se non più, di lei: questo signore — e accennò Alfredo — è un mio amico, il conte di Camporolle, ch’io ho pregato d’accompagnarmi; e quest’altro — additò Pietro Carra, — ha più di tutti noi il diritto di trovarcisi, perchè è cugino della Carlotta.
Il capitano austriaco non istaccò la mano dall’elsa.